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Gli auguri di Natale di Mons. Santoro

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in Cittadella

Una lunga mattina passata fra le corsie degli ammalati per mons. Filippo Santoro, che martedì 19 dicembre, dopo l’inaugurazione di oncoematologia pediatrica, ha visitato la Cittadella della Carità soffermandosi in tutti i padiglioni. Il primo abbraccio con i lungodegenti dell’Ulivo dove gli anziani lo hanno accolto con un caloroso applauso, accompagnato dalla dott.a D’Abramo è voluto entrare in tutte le camere per poter rivolgere ad ogni ammalato una parola di vicinanza e di fede.  Seconda tappa alla 13 Maggio gestita dalla Coop. Domus, quindi all’ARCA fra i degenti dei reparti riabilitativi, guidato dal Direttore sanitario dott. Russo dove si è soffermato con pazienti ed operatori sanitari. “Una esperienza molto intensa, – ha detto il nostro Arcivescovo – gli ammalati sono stati felici di avere un momento di conforto e tante sono state le parole di apprezzamento nei confronti dei medici e di tutti coloro che collaborano nel miglioramento della loro salute. Un riconoscimento per il lavoro positivo che si sta facendo in questa Cittadella e di cui do atto al caro Presidente Mele, al Direttore Generale Causo, e a tutti gli operatori”.

Nell’auditorium della Cittadella, mons. Filippo Santoro era atteso dai componenti del Consiglio di amministrazione, dal Collegio dei revisori, dai medici, dagli infermieri, dagli operatori sanitari, insieme ai volontari, alle suore del Sacro Costato e dal cappellano don Domenico Liuzzi. Il Presidente ha porto gli auguri a nome di tutti ed ha brevemente illustrato i decisi progressi che la struttura sta realizzando. “Dignità dell’uomo e dignità del lavoro”, questa la sintesi dell’approccio dell’arcivescovo ai temi della sanità che sono al centro del lavoro nella Cittadella.

“Garantito il lavoro, in questo lavoro ci giochiamo la nostra realizzazione. Quale che sia il servizio da svolgere il lavoro quotidiano è realizzazione di me”. – Parole forti decise quelle dell’Arcivescovo, una difesa decisa del lavoro ma anche la responsabilità con cui si opera nei confronti degli ammalati. “Confido nell’impegno di tutti quanti nella direzione di dare il meglio di sè. Ma non basta occorre un lavoro fatto in comunità, tutti insieme nella direzione che abbiamo preso, un cammino impegnativo e sereno per rendere la Cittadella il luogo in cui le persone nella loro fragilità si sentono accolte e abbracciate quasi fossero nostri parenti, madri, padri, figli. Un luogo in cui l’origine cristiana si possa vedere, e per questo non parole, ma il tratto e la disponibilità con le persone. Conta il come ci si perdona, come si costruisce insieme per testimoniare che Cristo è con noi. Questa è la bellezza di un’opera che vuole andare avanti e vuol crescere, che comprende come collaborare per il bene comune”. Mons. Santoro ha affrontato anche i temi dell’oggi: “ La cultura individualista non ci deve spaventare, in questa frammentazione il messaggio del Natale è proprio quello di superare il criterio del sé per aprirsi agli altri. Lo abbiamo fatto come Chiesa nella Casa di accoglienza appena aperta in Città Vecchia, lo dobbiamo fare ogni giorno in ogni luogo. Ringrazio le suore che sono il cuore cristiano di un’opera e sono qui ogni giorno silenziose e preziose. Il Signore ci dà l’esempio, si svuota e diventa Uomo, la bellezza è in questo gesto, dobbiamo abbandonare il nostro io per abbracciare gli altri. Quando i tempi sono difficili dobbiamo invocare un Amore più grande perché, al momento opportuno, la vicinanza del Signore ci spalanchi il cuore e la vita”. L’augurio di Buon Natale mons. Santoro lo ha fatto dando la mano a tutti i presenti, avendo per ciascuno una parola ed uno sguardo attento. Un dono per la Cittadella ed una speranza che si accende con la luce del Natale.